La Donna nella riparazione delle nazioni

Care amiche e cari fratelli, care sorelle e cari amici, chiedo il permesso di prestare un giusto omaggio alle donne di tutti i segmenti della società, tra loro, etnici, religiosi, scientifici, politici, infine, culturali: quelle che sono la base delle nazioni, quando integrate con Dio oppure con i più elevati sentimenti che fanno onore alla razza umana. Offro questo testo che ho inviato all’ONU e che è stato tradotto in sei lingue ufficiali (arabo, cinese, spagnolo, francese, inglese e russo) in occasione della “51 a Sessione dello Status della Donna”, realizzata dal 26 febbraio al 9 marzo nella sede delle Nazioni Unite a New York. Quest’evento ha sempre contato sulla presenza della LBV, la quale porta la sua parola di pace alle delegazioni di tutto il mondo, com’è avvenuto anche quest’anno.

Pane e rose

La lotta per l’emancipazione della donna è antica. Già nei tempi classici della Grecia esse spirito libertario cercavano, sotto un certo aspetto, un cammino proprio negli sforzi e nelle difficoltà della “Lisistrata”, con lo sciopero del sesso, cercando così come donne di Atene e di Sparta di fermare la Guerra del Peloponneso, così come afferma Aristofane (450- 388 a.C.) nella sua commedia.

Nel 1857, centinaia di operaie delle fabbriche tessili e di abbigliamento di Nova York iniziarono un forte protesto contro i bassi salari, contro la giornata più di dodici ore di lavoro ed altre pessime condizioni nelle quali erano costrette a lavorare. Nel 1908, più di quattordicimila di loro sfilarono per le vie di Nuova York. Con lo slogam “Pane e rose” – “tenendo il pane come simbolo di stabilità economica e le rose come simbolo di una migliore qualità di vita” —, chiedevano identici diritti a quelli rivendicati dalle lavoratrici nella decade degli anni ’50 del secolo XIX. Aprossimatamente 130 di loro morirono durante un misterioso incendio. Ma la lotta non finì lì. Tre anni dopo, anche in quella città, avvenne un altro tragico avvenimento, provocato dalle pessime condizioni di sicurezza nella “Triangle Shirtwaist Company”. Il 25 marzo 1911, oltre 140 lavoratori e lavoratrici tessili, in maggioranza italiani e giudei, morirono calcinati, (21 erano uomini). I fatti, nella loro drammaticità, furono registrati: Creature disperate buttandosi dalla finestra dell’edificio in fiamme. Le manifestazioni occorse nella metropoli cosmopolita sono tra le principali promosse in tutto il mondo per l’emancipazione della donna, così come gli sforzi di tante altre, come per esempio la tedesca Clara Zetkin (1857-1933), una delle più famose attiviste in lotta per i diritti delle donne, che, nel 1910, durante il II Congresso Internazionale delle Donne Socialiste, propose la creazione della Giornata Internazionale della Donna.

L’attitudine coraggiosa di queste donne viene perfettamente descritta nell’esclamazione della famosa Helen Keller: “La vita o è un’avventura audace o è niente!”

È evidente che la famosa attivista socialista si riferisce all’audacia che spinge gli avanguardisti a rivedere costumi e concetti oltrepassati, che ritardano l’evoluzione delle creature e dei popoli (soprattutto nel campo imprescindibile della conoscenza spirituale). Essa stessa è un modello costante di tutto questo. Cieca, sorda e muta, a causa di una malattia manifestatasi ai 18 mesi, rompendo tutte le barriere, divenne una delle donne più rispettate della Storia.

L’Anima dell’Umanità

Il ruolo della donna è essenziale, nonostante gli ostacoli della cultura maschilista, nessuna organizzazione che abbia intenzione di sopravvivere — sia nel campo religioso che politico, scientifico, impresariale o familiare — può fare a meno del suo appoggio. Orbene, la Donna, ispirata dal Soffio Divino, è l’Anima di tutto, è l’Anima dell’Umanità, è la radice buona, la base delle civilizzazioni, la difesa dell’esistenza umana. Quale madre desidera vedere suo figlio morto in guerra? Poveri noi uomini se non ci fossero le donne con idee chiare, ispirate, illuminate!

Queste nostre affermazioni fanno eco a quelle dell’educatore statunitense Charles McIver (1860-1906), che diceva:

“— La strada più economica, facile e sicura per l’educazione universale è l’educazione delle donne, quelle che diventeranno mamme e insegnanti delle future generazioni”.

Diciamo la verità, nessun uomo realizza qualcosa di veramente utile a favore della Pace se non può contare, in un modo o in un altro, sull’ispirazione femminile. Pertanto, é vero che “se educhi un uomo, tu educhi un individuo; ma se tu educhi una donna, tu educhi una famiglia”. Esattamente, McIver.

È anche appropriada l’affermazione del vecchio Goethe: “Un uomo degno andrà lontano guidato dalle buone parole di una donna saggia”.

Alle donne del Brasile e di tutto il mondo i nostri auguri per questa data speciale: l’otto marzo. Ricordiamoci però che ogni giorno è il giorno della donna, il cui esempio coraggioso lo troviamo nel Vangelo di Cristo secondo Giovanni, 19:25, in cui viene narrato l’appoggio ricevuto da Lui negli ultimi istanti di vita: “Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, ed anche Maria Maddalena e Maria di Clèofa”. Queste eroine, nell’istante supremo del dolore, non Lo abbandonarono, rimanendo al Suo fianco in un’inaudita dimostrazione di coraggio. Nessuna azione umana può, decisivamente, progredire senza l’aiuto, privato o pubblico, delle donne. La Storia lo comprova con molti esempi.

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*1 La Donna nella riparazione delle nazioni — Scritto originalmente in portoghese con Il titolo “a Mulher no conSerto das nações” (La donna nel reStauro delle nazioni”, nell’introduzione fatta dall’autore Paiva Netto possiamo leggere un chiarimento ai parlanti in Lingua Portoghese in relazione all’uso della parola “Conserto”. Generalmente nella lingua portoghese “concerto” significa spettacolo musicale, accordo (compreso politico), armonia. Ma la parola in portoghese “conSerto” (con la s) significa riforma, riparazione, restauro. Per questo Paiva Netto, all’inizio del suo documento, ha spiegato che: “Prima di tutto devo chiarire perché ho usato la parola “conSerto” con la ‘S’ nel titolo. Non si tratta di un errore o di una distrazione nell’impiego del vocabolo in portoghese. È proprio ‘conSerto’ , perché nello stato di pre-devastazione in cui si trova il mondo con il riscaldamento globale, c’è proprio bisogno di riformarlo, ripararlo, è meglio che i sessi confraternizzino, uniscano le loro forze e realizzino il conserto (la riparazione) urgente di tutto ciò che minaccia rompersi, altrimenti potremo finire nuclearmente o climaticamente cotti in una grande pentola: il Pianeta in cui abitiamo. (...) Senza poi parlare del minaccioso bioterrorismo”.

José de Paiva Netto è scrittore, giornalista, conduttore radiofonico, compositore e poeta. È presidente della Legione della Buona Volontà (LBV) e membro effettivo dell’Associazione Brasiliana di Stampa (ABI), della Associazione Brasiliana di Stampa Internazionale (ABI-Inter), della Federazione Nazionale dei Giornalisti (Fenaj), della International Federation of Journalists (IFJ), del Sindacato dei Giornalisti Professionali dello Stato di Rio de Janeiro, del Sindacato degli Scrittori di Rio de Janeiro, del Sindacato dei Radiocomunicatori di Rio de Janeiro e dell’Unione Brasiliana dei Compositori (UBC). Inoltre fa parte dell’Accademia di Lettere del Brasile Centrale. É un autore riconosciuto internazionalmente per la concettualizzazione e la difesa della causa della Cittadinanza e della Spiritualità Ecumeniche che, secondo lui, costituiscono «la culla dei valori più generosi che nascono dall’Anima, la dimora delle emozioni e del raziocinio illuminato dall’intuizione, l’atmosfera che avvolge tutto ciò che trascende il campo volgare della materia e proviene dalla sensibilità umana elevata, ad esempio della Verità, della Giustizia, della Misericordia, dell’Etica, dell’Onestà, della Generosità, dell’Amore Fraterno».